La Cassazione, in una nostra causa, rimette in pubblica udienza la questione del termine di proposizione dell’insinuazione fallimentare ultra tardiva (Cass. Ord. 3219/21)

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Il Tribunale di Roma non accoglieva l’ammissione allo stato passivo del Fallimento proposta con domanda “ultratardiva” con cui un lavoratore aveva chiesto l’ammissione, in prededuzione, del credito a titolo di T.F.R.  maturato con il licenziamento intimatogli dal curatore fallimentare.

Il lavoratore, una volta formulato un piano di riparto parziale che non contemplava il suo credito, procedeva all’insinuazione al passivo ma oltre il termine di dodici mesi.

La Cassazione dopo aver inizialmente fissato la causa in camera di consiglio ha, successivamente emesso un’ordinanza interlocutoria (Ord. n. 3219/2021) con cui ha ritenuto non sussistere le condizioni per una decisione camerale ex art. 380-bis c.p.c. meritando, la vicenda in esame,  un approfondimento in pubblica udienza, in particolare, con riguardo al presupposto della “non contestazione” ex art. 111 bis, co. 1, l.fall., che esonera dall’accertamento dei crediti prededucibili «con le modalità di cui al capo V».