Jobs Act di nuovo dinanzi alla Corte Costituzionale: accolte le nostre eccezioni

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Il Tribunale di Roma, in un procedimento patrocinato dall’avv. Filippo Aiello, ha ritenuto inadeguata la tutela dei lavoratori delle piccole imprese in caso di licenziamento

Il Tribunale di Roma Sezione Lavoro accogliendo le eccezioni sollevate dal nostro studio ha dichiarato ammissibile e rilevante la questione di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 (il cosiddetto Jobs Act), con riguardo agli articoli 3, comma 1, 4, 35 comma 1, e 44, comma 1, della Costituzione nonché dell’art. 117, comma 1, della Costituzione in relazione all’art. 24 della Carta sociale europea. Il giudice ha ritenuto inadeguata e non dissuasiva la tutela indennitaria prevista per i datori di lavoro che occupano meno di 16 dipendenti nell’unità produttiva, ovvero meno di sessanta nell’intera compagine aziendale, costituita da un indennizzo fra tre e sei mensilità.

Il Tribunale di Roma ha ritenuto che l’indennizzo, anche nella sua misura massima, non garantisce un’equilibrata compensazione del risarcimento, anche nella prospettiva della non necessaria integrale riparazione del pregiudizio, ed esclude la funzione di dissuadere il datore di lavoro dall’adottare un licenziamento ingiustificato. Di grande interesse è il cenno del tribunale di Roma alla irragionevolezza del rigido criterio per la determinazione della misura dell’indennità, costituito dal “numero degli occupati”, osservando come il sistema di tutele disegnato dall’art. 9, comma 1, d.lgs. 23/2015 risulti talmente limitato da costituire una forma pressoché uniforme di tutela.

In conclusione il Tribunale di Roma ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale affinché valuti la conformità alla Costituzione dell’art. 9, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23.

Tribunale di Roma – Ord. 24.02.2021