Giurisprudenza della Cassazione Lavoro – Aprile 2021 (a cura dell’avv. Filippo Aiello)

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Contratto a termine – Proroga – Regime ex d.lgs. n. 368/2001 – Ammissibile anche in forma orale : Cass. 23.04.2021 n. 10870

Per la proroga del contratto di lavoro a termine non è necessaria la forma scritta ad substantiam potendo l’accordo fra le parti essere manifestato in forma orale o risultare da comportamenti concludenti.

Contratto a termine – di collaborazione – riqualificazione – tutela risarcitoria – disciplina, di cui all’art. 32, commi 5, 6 e 7, della I. n. 183/2010 – inapplicabilità: Cass. 30.04.2021 n. 11424

La disciplina, di cui all’art. 32, commi 5, 6 e 7, della I. n. 183/2010, trova applicazione esclusivamente nei casi di conversione di contratti di lavoro (già dall’origine) subordinato con clausola di durata, di cui sia giudizialmente accertata la nullità, e non anche nei casi di trasformazione di un contratto di lavoro autonomo a tempo determinato per effetto della sua qualificazione come di lavoro subordinato.

Danno differenziale – modalità di calcolo: Cass. 20.04.2021 n. 10373

L’indennizzo erogato dall’INAIL ai sensi dell’art. 13 del d.lgs. n. 38 del 2000 non copre il danno biologico da inabilità temporanea.

Le somme versate dall’INAIL non possano considerarsi integralmente satisfattive del pregiudizio subito dal soggetto infortunato o ammalato pertanto

il giudice di merito, dopo aver liquidato il danno civilistico, deve procedere alla comparazione secondo il criterio delle poste omogenee, pertanto, occorre dapprima distinguere il danno non patrimoniale dal danno patrimoniale, comparando quest’ultimo alla quota Inail rapportata alla retribuzione e alla capacità lavorativa specifica dell’assicurato; successivamente, con riferimento al danno non patrimoniale, dall’importo liquidato a titolo di danno civilistico vanno espunte le voci escluse dalla copertura assicurativa (danno morale e danno biologico temporaneo) per poi detrarre dall’importo così ricavato il valore capitale della sola quota della rendita Inail destinata a ristorare il danno biologico permanente.

Decadenza – Impugnativa stragiudiziale eseguita dal difensore con procura – anteriorità della procura – sufficienza: Cass. 13.04.2021 n. 9650

L’impugnativa stragiudiziale ex art. 6, comma 1, I. n. 604/66, può efficacemente essere eseguita in nome e per conto del lavoratore dal suo difensore previamente munito di apposita procura, senza che il suddetto rappresentante debba comunicarla o documentarla al datore di lavoro nel termine di sessanta giorni, perché, ferma la necessaria anteriorità della procura, è sufficiente che il difensore manifesti di agire in nome e per conto del proprio assistito e dichiari di avere ricevuto apposito mandato.

Se il datore di lavoro, prima del giudizio, non si sia avvalso della facoltà a lui concessa dall’art. 1393 c.c., potrà contestare l’idoneità dell’impugnativa stragiudiziale sottoscritta dal solo difensore e sarà onere del lavoratore dimostrare la validità dell’atto compiuto dal rappresentante, offrendo la prova dell’anteriorità della procura scritta, che può essere fornita con ogni mezzo.

Come chiarito dalla Corte costituzionale (sent. n. 212 del 2020) le norme contenute nell’art. 6, primo e secondo comma, della legge n. 604 del 1966 sono disposizioni di natura eccezionale ex art. 14 delle disp. prel. cod.civ. – e quindi di stretta interpretazione – in quanto derogatorie della disciplina generale delle impugnative negoziali. Vanno, pertanto, disattese interpretazioni che amplino, senza ragionevole giustificazione, l’area di operatività della decadenza in esame.

Decadenza – trasferimento di azienda – richiesta prosecuzione col cessionario – inapplicabilità: Cass. 14.04.2021 n. 9821

Solo il lavoratore che intenda contestare la cessione di un suo contratto di lavoro ex art. 2112 cc deve fare valere tale impugnazione nei termine di cui all’art. 32 co. 4 lett. c), L. 183/10

L’applicabilità alla cessione di contratto di lavoro avvenuta ai sensi dell’art. 2112 cc delle disposizioni in materia di impugnazioni del licenziamento opera allorquando venga impugnata la detta cessione e non certo nei caso in cui la si persegua.

Decadenza – manca impugnativa – preclusione anche per conseguenze di diritto comune: Cass. 14.04.2021 n. 9827

Al lavoratore che non abbia impugnato nel termine di decadenza il licenziamento è precluso il diritto di far accertare in sede giudiziale la illegittimità del recesso e di conseguire il risarcimento del danno, nella misura prevista dalle leggi speciali (L. n. 604 del 1966, art. 8 e L. n. 300 del 1970, art. 18).

Qualora peraltro, tale onere non venga assolto, il giudice non può conoscere della illegittimità del licenziamento neppure per ricollegare, di per sé, al recesso conseguenze risarcitorie di diritto comune: la decadenza, infatti, impedisce al lavoratore di richiedere il risarcimento del danno secondo le norme codicistiche ordinarie, nella misura in cui non consente di far accertare in sede giudiziale la illegittimità del licenziamento.

Decadenza – impugnativa pec inviata dal difensore – allegata scansione dell’impugnazione firmata dal lavoratore – validità:  Cass. 23.04.2021 n. 10883

Per l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento non si richiedono formule particolari, essendo sufficiente, come testualmente specificato dall’art. 6 della legge n. 604 del 1966, qualsiasi atto scritto idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore di impugnare il licenziamento.

Nel caso in esame la Corte territoriale, con motivazione adeguata e giuridicamente corretta, ha ritenuto che l’allegato di posta elettronica costituisse la rappresentazione di un documento preesistente, formalmente sottoscritto dal lavoratore unitamente all’avvocato che, munito di procura, ne aveva in seguito curato l’inoltro al datore di lavoro.

(Secondo la Corte d’Appello non si era verificata alcuna decadenza ex art. 6 legge n. 604 del 1966, per il lavoratore, nella impugnativa del licenziamento perché la comunicazione a mezzo pec, inviata dal difensore del lavoratore ed avente in allegato un file formato pdf contenente la scansione della nota di impugnazione del licenziamento sottoscritto unitamente dall’Avvocato e dal lavoratore poteva essere qualificata quale valida impugnativa stragiudiziale)

Decadenza – Somministrazione di lavoro – serie contratti – impugnativa dell’ultimo non si estende – durata – 60 non 120 (o 180) giorni: Cass. 26.04.2021 n. 11001

In tema di successione di contratti di lavoro a termine in somministrazione, l’impugnazione stragiudiziale dell’ultimo contratto della serie non si estenda ai contratti precedenti, neppure ove tra un contratto e l’altro sia decorso un termine inferiore a quello di sessanta giorni utile per l’impugnativa.

Il termine di decadenza per proporre l’impugnazione stragiudiziale è quello di sessanta giorni previsto dall’art. 32, primo comma I. 183/2010, come chiarito dal quarto comma, lett. d) della stessa norma e non già quello esteso a centoventi giorni dalla I. 92/2012 (oggi 180), siccome non riguardante il caso della somministrazione di manodopera, bensì la diversa ipotesi del contratto di lavoro a tempo determinato.

Dimissioni – giusta causa – indicazione di tutte le ragioni al momento del recesso – non necessario: Cass. 15.04.2021 n. 10028

Il recesso per giusta causa (con conseguente diritto all’indennità per mancato preavviso) del lavoratore o dell’agente non è condizionato ad alcuna formalità di comunicazione delle relative ragioni, sicché, a tal fine, può tenersi conto anche di comportamenti (del datore di lavoro o del preponente) ulteriori rispetto a quelli lamentati nell’atto di recesso (del lavoratore o dell’agente).

Disabilità – indennità economica – natura – indebito – disciplina applicabile: Cass. 19.04.2021 n. 10274

L’indennità economica correlata ai permessi fruiti ex art. 33, I. n. 104/1992, costituisce prestazione di natura previdenziale, non già assistenziale.

Inoltre la prestazione previdenziale in questione non ha natura pensionistica pertanto non trova applicazione l’art. 52, I. n. 88/1989, norma eccezionale ed insuscettibile di interpretazione analogica secondo cui, in tema di indebito pensionistico, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato.

La disciplina dell’indebito previdenziale di natura non pensionistica va ricercata esclusivamente nell’art. 2033 c.c..

Discriminazione- Maternità – tentativo di indurre la lavoratrice a dimettersi: Cass. 27.04.2021 n. 11113

Qualificabili come atti discriminatori per ragioni di genere, come tali illegittimi ai sensi dell’art. 38 del d.lgs n. 138 e idonei a fondare la pretesa risarcitoria verso il datore è l’autore della condotta, quelli volti ad indurre, anche con toni intimidatori, una dipendente al rientro dalla maternità, a desistere dal proseguire nell’impegno lavorativo mediante “colloqui “persuasivi”.

Inidoneità fisica – scioglimento rapporto – indennità di preavviso – non spetta: Cass. 12.04.2021 n. 9556

In caso di sopravvenuta inidoneità totale del lavoratore subordinato alla prestazione lavorativa, si configura un caso di impossibilità assoluta per il venir meno della causa del contratto, non riconducibile ai casi di sospensione legale previsti dagli art. 2110 e 2111 cod. civ., con la conseguenza che – al verificarsi di tale impossibilità assoluta e diversamente da quanto avviene per il caso di impossibilità relativa – si determina la risoluzione del rapporto, senza necessità che la parte interessata manifesti mediante il negozio di recesso l’assenza di un suo interesse al mantenimento del vincolo giuridico (ormai privo di valore), dovendosi anche escludere, ai sensi dell’art. 1322, comma 2, cod. civ., che l’autonomia privata possa mantenere ugualmente in vita il rapporto contrattuale.

In tale ipotesi il fatto che ha dato luogo al recesso non integra gli estremi del giustificato motivo oggettivo, perché l’impossibilità di espletare l’attività lavorativa ha natura ‘assoluta’ e non già ‘relativa’.

La risoluzione del rapporto non richiede alcuna manifestazione di volontà del datore di lavoro, né tanto meno esige che sia rispettato il termine di preavviso.

Integrazione salariale – Contratto di solidarietà – Mobilità – Licenziamento collettivo: Cass. 07.04.2021 n. 9307

Un contratto di solidarietà difensiva può intervenire nel corso di una procedura di riduzione di personale, invece, è da ritenersi illegittima l’inversa situazione, in cui, nella vigenza del contratto di solidarietà c.d. difensivo, previsto dall’art. 1 del d.l. n. 726 del 1984, conv. con modif. in I. n. 863 del 1984, il datore di lavoro avvii una procedura di licenziamento collettivo.

Integrazione salariale – criteri di scelta – violazione – risarcimento del danno – misura – regime di prescrizione: Cass. 20.04.21 n. 10378

La violazione dei criteri, stabiliti in sede di contrattazione collettiva, per la scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione comporta, per il lavoratore ingiustificatamente sospeso non il diritto alla riammissione in servizio, versandosi in tema di facere infungibile fuori della sfera di operatività dell’art. 18, I. n. 300/1970, ma solo il diritto al risarcimento del danno, nella misura corrispondente alla differenza tra le retribuzioni spettanti nel periodo di ingiustificata sospensione del rapporto ed il trattamento di cassa integrazione corrisposto nello stesso periodo, derivandone l’assoggettamento del diritto alla prescrizione ordinaria decennale e non alla prescrizione breve quinquennale.

Interposizione di manodopera – Appalto non genuino: Cass. 06.04.2021 n. 9231

Ai sensi dell’art. 29 del D.Igs. n. 276 del 2003 l’appalto di opere o servizi espletato con mere prestazioni di manodopera è lecito purché il requisito della “organizzazione dei mezzi necessari da parte dell’appaltatore”, costituisca un servizio in sé, svolto con organizzazione e gestione autonoma dell’appaltatore, senza che l’appaltante, al di là del mero coordinamento necessario per la confezione del prodotto, eserciti diretti interventi dispositivi e di controllo sui dipendenti dell’appaltatore ed è ravvisabile, di contro, una interposizione illecita di manodopera nel caso in cui il potere direttivo e organizzativo sia interamente affidato al formale committente, restando irrilevante che manchi in capo a quest’ultimo l’intuitus persone nella scelta del personale, atteso che, nelle ipotesi di somministrazione illegale, è frequente che l’elemento fiduciario caratterizzi l’intermediario, il quale seleziona i lavoratori per poi metterli a disposizione del reale datore di lavoro.

Interposizione di manodopera – merchandising: Cass. 01.04.2021 n. 9106

Il divieto di interposizione di manodopera di cui all’art. 1 della legge n.1369 del 1960 non può dirsi violato quando la prestazione del lavoratore addetto si svolga in regime di lavoro autonomo nell’ambito di un merchandising (contratto avente ad oggetto la esposizione di prodotti negli spazi e sugli appositi banchi di vendita di un grande magazzino o centro commerciale, al fine di rendere i prodotti stessi più appetibili per i consumatori, ad opera di una impresa specializzata nella promozione commerciale su incarico di una impresa che fornisce i prodotti al grande magazzino o al centro commerciale).

Nel contratto di merchandising, inoltre, non è configurabile la fattispecie interpositoria vietata quando il centro commerciale presso il quale l’attività viene svolta sia estraneo ai rapporti contrattuali tra l’agenzia e l’impresa fornitrice dei prodotti e si limiti a consentire che l’attività di promozione si svolga all’interno della propria struttura di distribuzione.

Lavoro a progetto – recesso per giusta causa – contestazione preventiva- non necessità: Cass. 16.04.2021 n. 10155

Anche per i contratti a progetto la risoluzione per giusta causa, espressamente prevista dall’art. 67, secondo comma d.lgs. 276/2003, resta regolata dai principi generali in materia, secondo cui è consentito al datore di lavoro di risolvere, senza preavviso, il rapporto quando si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, dello stesso per essere venuto meno l’elemento fiduciario.

Tuttavia, non si configura per essi alcun obbligo di contestazione preventiva delle ragioni poste a base del recesso per giusta causa, e quindi preclusione della deduzione successiva di fatti diversi da quelli contestati, che opera per il rapporto di lavoro subordinato e per quello di agenzia, data l’analogia dei due rapporti, ma in relazione solo al recesso del datore di lavoro o del preponente.

Lavoro Pubblico – reinternalizzazione del servizio – applicazione art. 31 TU 165/01 e art. 2112 c.c. – condizioni: Cass. 12.04.2021 n. 9568

Non è sufficiente a configurare una reinternalizzazione la sola circostanza che, a seguito di liquidazione o di dichiarazione di fallimento, una società controllata, in precedenza affidataria del servizio, sia impossibilitata a rendere l’attività, perché, ove vengano in rilievo servizi appaltabili secondo la legislazione ratione temporis vigente, resta comunque riservata alla valutazione dell’amministrazione pubblica la scelta fra la riassunzione della cura diretta del servizio in questione e l’affidamento dello stesso ad altro soggetto operante sul mercato, scelta che va compiuta anche apprezzando i vincoli posti dal legislatore in tema di fabbisogno di personale e di contenimento della relativa spesa.

Lavoro Pubblico – procedimento disciplinare- audizione orale – impedimento del lavoratore: Cass. 07.04.2021 n. 9313

Il lavoratore raggiunto da contestazione disciplinare ha diritto, qualora ne abbia fatto richiesta, ad essere sentito oralmente dal datore di lavoro; tuttavia, ove il datore, a seguito di tale richiesta, abbia convocato il lavoratore per una certa data, questi non ha diritto ad un differimento dell’incontro laddove si limiti ad addurre una impossibilità di presenziare, poiché l’obbligo di accogliere la richiesta del lavoratore sussiste solo ove la stessa risponda ad un’esigenza difensiva non altrimenti tutelabile.

E’ onere del dipendente, che contesti la legittimità della sanzione per non aver potuto presenziare all’audizione a causa di una patologia così grave da risultare ostativa all’esercizio assoluto del diritto di difesa, dovendosi ritenere che altre malattie non precludano all’incolpato altre forme partecipative come ad es. l’invio di memorie esplicative, la delega difensiva ad un avvocato così da consentire al procedimento di andare avanti ugualmente, nel rispetto dei termini perentori finali che lo cadenzano.

Lavoro Pubblico – procedimento disciplinare – avvio – tempestività: Cass. 07.04.2021 n. 9313

In tema di procedimento disciplinare, ai fini della decorrenza del termine per la contestazione dell’addebito, assume rilievo esclusivamente il momento in cui l’ufficio competente abbia acquisito una ‘notizia di infrazione’ di contenuto tale da consentire allo stesso di dare, in modo corretto, l’avvio al procedimento mediante la contestazione.

Le suddette caratteristiche non possono essere rinvenute esclusivamente nel contenuto, per quanto puntuale di una informazione di garanzia che, a termini dell’art. 369 cod. proc. pen., è atto che viene inviato dal pubblico ministero all’indagato quando deve essere compiuta una qualche attività cui il difensore ha diritto di assistere.

Lavoro Pubblico – contratti a termine – reiterazione abusiva – danno comunitario – parametro: Cass. 21.04.2021 n. 10568

In presenza di una reiterazione abusiva di contatti di lavoro a termine nel pubblico impiego, per determinare il pregiudizio del dipendente è incongruo il ricorso al parametro di cui all’art. 18 dello St. lav. perché per il dipendente pubblico a termine non c’è la perdita di un posto di lavoro. Va, invece, fatto riferimento all’art. 32, comma 5, della I. n. 183 del 2010 che riguarda il risarcimento del danno in caso di illegittima apposizione del termine individuando in quest’ultima una disposizione idonea allo scopo, nella misura in cui, prevedendo un risarcimento predeterminato tra un minimo ed un massimo, esonera il lavoratore dall’onere della prova, fermo restando il suo diritto di provare di aver subito danni ulteriori.

Lavoro subordinato – Agenzia – informatore scientifico del farmaco:  Cass. 16.04.2021 n. 10158

Quando l’ausiliare di un’impresa farmaceutica si limiti a propagandare il prodotto presso i medici, e quindi a promuovere solo indirettamente gli affari del preponente, è un propagandista scientifico ma non un agente, la cui obbligazione tipica è al contrario l’attività di promozione della conclusione di contratti per conto del preponente, consistente nell’attività di convincimento del potenziale cliente ad effettuare delle ordinazioni dei prodotti del preponente.

Licenziamento collettivo – criteri di scelta- interesse del singolo lavoratore: Cass. 14.04.2021 n. 9828

In tema di licenziamento collettivo, il relativo annullamento per violazione dei criteri di scelta ai sensi dell’art. 5 della I. n. 223 del 1991 non può essere domandato indistintamente da ciascuno dei lavoratori licenziati ma soltanto da coloro che, tra essi, abbiano in concreto subito un pregiudizio per effetto della violazione, perché avente rilievo determinante rispetto alla collocazione in mobilità dei lavoratori stessi.

Licenziamento collettivo – criteri di scelta – carichi familiari – figlio minore di genitore separato con diritto al mantenimento – computo: Cass. 26.04.2021 n. 10996

Allorquando l’art.5 della legge 23 luglio 1991 n. 223, fa riferimento al criterio dei carichi di famiglia, richiama il criterio (previsto dagli accordi interconfederali del 1965 e del 1950) della  “situazione economica” del lavoratore per individuare i lavoratori meno deboli socialmente avendo riguardo alla situazione economica effettiva.

In ragione dello stato di separazione del lavoratore con mantenimento del figlio minore,  anche se non risulta dalla documentazione fiscale, deve ritenersi logicamente a lui ascrivibile un punteggio pari alla metà di quello riconosciuto per ogni figlio a carico.

Licenziamento per giusta causa – o per giustificato motivo soggettivo – Reintegrazione – codice disciplinare- interpretazione: Cass. 13.04.2021 n. 9657

La valutazione di non proporzionalità della sanzione rispetto al fatto contestato ed accertato può essere ricondotta all’art. 18, quarto comma solo nell’ipotesi in cui lo scollamento tra gravità della condotta e sanzione risulti dalle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili, che ad essa facciano corrispondere una sanzione conservativa.

Tale valutazione deve avvenire alla luce del principio generale secondo cui una norma che preveda un’eccezione rispetto alla regola generale deve essere interpretata restrittivamente. Deve pertanto escludersi un’apertura all’analogia o ad un’interpretazione che allarghi la portata della norma collettiva oltre i limiti suindicati.

Licenziamento per giusta causa – nozione – insussistenza del fatto – reintegrazione: Cass. 07.04.2021 n. 9305

Nel caso di licenziamento disciplinare intimato per una pluralità di distinti ed autonomi comportamenti, solo alcuni dei quali risultino dimostrati, la “insussistenza del fatto” si configura qualora possa escludersi la realizzazione di un nucleo minimo di condotte che siano astrattamente idonee a giustificare la sanzione espulsiva, o se si realizzi l’ipotesi dei fatti sussistenti ma privi del carattere di illiceità, ferma restando la necessità di operare in ogni caso una valutazione di proporzionalità tra la sanzione ed i comportamenti dimostrati; con la conseguenza, nell’ipotesi di sproporzione tra sanzione e infrazione, dell’applicazione della tutela risarcitoria se la condotta dimostrata non coincida con alcuna delle fattispecie per le quali i contratti collettivi o i codici disciplinari applicabili prevedano una sanzione conservativa, ricadendo invece la proporzionalità tra le “altre ipotesi” di cui all’art. 18, quinto comma I. 300/1970, come modificato dall’art. 1, comma 42 I. 92/ 2012, per le quali è prevista la tutela indennitaria cd. forte.

L’art. 18 I. 300/1970 nel testo novellato riconosce al quarto comma la tutela reintegratoria in caso di insussistenza del fatto contestato, nonché nelle ipotesi in cui il fatto contestato sia sostanzialmente irrilevante sotto il profilo disciplinare o non imputabile al lavoratore; la non proporzionalità della sanzione rispetto al fatto contestato ed accertato rientra nel suddetto quarto comma quando questa risulti dalle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili, che stabiliscano per esso una sanzione conservativa; diversamente verificandosi le “altre ipotesi” di non ricorrenza del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa, per le quali il quinto comma dell’art. 18 prevede la tutela indennitaria cd. forte.

Licenziamento per giusta causa – nozione: Cass. 07.04.2021 n. 9304

Il giudice, nell’accertamento della sussistenza o meno della giusta causa di licenziamento, in quanto nozione legale, non è soggetto ad alcun vincolo derivante dalla tipizzazione contrattuale collettiva. Essa ha, infatti, una valenza meramente esemplificativa, non preclusiva della sua valutazione in ordine all’idoneità di un grave inadempimento, o di un grave comportamento del lavoratore contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile, all’irreparabile rottura del rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore.

Ben può il giudice far riferimento alle valutazioni delle parti sociali di gravità di determinate condotte come espressive di criteri di normalità dovendo appunto “tenerne conto”, anche a norma dell’art. 30, terzo comma I. 183/2010 con il solo limite di non potere, qualora un determinato comportamento del lavoratore addotto dal datore di lavoro a giusta causa di licenziamento sia previsto dal contratto collettivo integrare una specifica infrazione disciplinare cui corrisponda una sanzione conservativa, farne oggetto di un’autonoma valutazione di maggior gravità.

Licenziamento per giusta causa – atto doloso nei confronti di terzi – sussiste: Cass. 12.04.2021 n. 9550

Non è decisiva al fine di escludere l’intento doloso nel comportamento del ricorrente, la circostanza della prestazione o meno del consenso del cliente (nella specie all’intestazione diretta al direttore dell’ufficio postale della polizza in scadenza rinnovata per un cliente contadino ultrasettuagenario vedovo, il quale, per la fiducia riposta, affidato l’incarico del suo rinnovo alla scadenza).

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – cessazione attività: Cass. 14.04.2021 n. 9820

Nel caso in cui sia accertata la totale cessazione dell’attività imprenditoriale da parte del datore di lavoro, la legittimità del licenziamento intimato ai lavoratori per giustificato motivo oggettivo non è esclusa né dal fatto che lo stabilimento sede dell’impresa non sia stato immediatamente alienato o altrimenti dismesso, rimanendo però nella disponibilità dell’imprenditore come mera entità non funzionante, né dal fatto che uno o pochi altri dipendenti siano stati mantenuti in servizio per il compimento delle pratiche relative alla cessazione, non essendo sindacabili nel quadro della libertà d’iniziativa economica riconosciuta dall’art. 41 Cost. le ragioni dei licenziamenti dovuti a cessazione dell’attività.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – posizioni fungibili – criteri di scelta: Cass. 26.04.2021 n. 10992

Nel licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, se esso consiste in una  generica esigenza di riduzione di personale omogeneo e fungibile, la scelta del dipendente da licenziare non è totalmente libera ma comunque limitata, oltre che dal divieto di atti discriminatori, dalle regole di correttezza previste dagli artt. 1175 e 1375 c.c., potendo farsi riferimento a tal fine ai criteri stabiliti dall’art. 5 I. 223/1991, quali standards particolarmente idonei a consentire al datore di lavoro di esercitare il suo potere selettivo coerentemente con gli interessi del lavoratore e con quello aziendale.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo- successivo a un licenziamento collettivo – Frode alla legge: Cass. 23.04.2021 n. 10869

Non è consentito al datore di lavoro tornare sulle scelte compiute quanto al numero, alla collocazione aziendale ed ai profili professionali dei lavoratori in esubero, ovvero ai criteri di scelta dei singoli lavoratori da estromettere, attraverso ulteriori e successivi licenziamenti individuali la cui legittimità è subordinata alla individuazione di situazioni di fatto diverse da quelle poste a base del licenziamento collettivo.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo disposto per gli stessi motivi già addotti a fondamento di un precedente licenziamento collettivo, a meno che non sia risultato nullo né inefficace realizza uno schema fraudolento ai sensi dell’art. 1344 c.c.

Licenziamento orale – onere della prova: Cass. 01.04.2021 n. 9108

Il lavoratore che impugni il licenziamento allegandone l’intimazione senza l’osservanza della forma scritta ha l’onere di provare, quale fatto costitutivo della domanda, che la risoluzione del rapporto è ascrivibile alla volontà datoriale, seppure manifestata con comportamenti concludenti, non essendo sufficiente la prova della mera cessazione dell’esecuzione della prestazione lavorativa

Malattia – nozione ex art. 2110 cc – svolgimento di altre attività- compatibilità – onere della prova – grava sul lavoratore: Cass. 13.04.2021 n. 9647

La patologia impeditiva considerata dall’art. 2110 Cod. Civile che, in deroga ai principi generali, riversa entro certi limiti sul datore di lavoro il rischio della temporanea impossibilità lavorativa, va intesa non come stato che comporti la impossibilità assoluta di svolgere qualsiasi attività, ma come stato impeditivo delle normali prestazioni lavorative del dipendente; di guisa che, nel caso di un lavoratore assente per malattia il quale sia stato sorpreso nello svolgimento di altre attività, spetta al dipendente, indubbiamente secondo il principio sulla distribuzione dell’onere della prova, dimostrare la compatibilità di dette attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa, la mancanza di elementi idonei a far presumere l’inesistenza della malattia e quindi, una sua fraudolenta simulazione, e la loro inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psico – fisiche.

Maternità – licenziamento per giusta causa – rifiuto mansioni disagevoli – condizioni:  Cass. 23.04.2021 n. 10867

Legittimo il licenziamento della lavoratrice che rifiuta le nuove mansioni nell’azienda cessionaria al rientro dalla maternità. È irrilevante che gli stessi compiti siano stati ritenuti disagevoli e vessatori nel corso del rapporto con l’impresa cedente se l’attività non è mai stata svolta con la successiva proprietà.

Orario di lavoro – cambio turno con brevissimo preavviso – previsione del ccnl – compensazione con maggior riposo – legittimità : Cass. 23.04.2021 n. 10868

Legittimo il comportamento della società datrice che applica la disciplina prevista dal contratto collettivo di categoria e comunichi il cambio turno al dipendente poche ore prima se compensato con maggior riposo.

Orario di lavoro – R.D.L. 19 ottobre 1923, n. 2328 – Lavoro effettivo: Cass. 20.04.2021 n. 11338/21

Il tempo impiegato dal dipendente per raggiungere il luogo di lavoro rientra nell’attività lavorativa vera e propria solo quando lo spostamento sia funzionale rispetto alla prestazione; in particolare, sussiste il carattere di funzionalità nei casi in cui il dipendente, obbligato a presentarsi presso la sede aziendale, sia poi di volta in volta destinato in diverse località per svolgervi la sua prestazione lavorativo.

Processo – Omessa allegazione del CCNL – acquisizione in corso di causa – poteri istruttori ex art. 421 cpc: Cass. 22.04.2021 n. 10743

La mancata allegazione del CCNL di categoria, unitamente all’atto introduttivo del giudizio di primo grado, se non pregiudica il diritto di difesa della parte datoriale, può essere ovviato dall’art. 421 del codice di rito.

Costituisce caratteristica precipua del rito del lavoro il contemperamento del principio dispositivo con le esigenze di ricerca della verità materiale, cosicché, allorquando le risultanze di causa offrano già significativi dati di indagine il giudice, ove reputi insufficienti le prove già acquisite, non può limitarsi a fare meccanica applicazione della regola formale del giudizio fondata sull’onere della prova ma ha il potere-dovere di provvedere d’ufficio agli atti di istruzione la cui esigenza nasca da quanto già ritualmente acquisito.

Processo – richieste istruttorie- fatti indicati nelle premesse – capi di prova – sufficienza: Cass. 14.04.2021 n. 9823

Nel rito del lavoro affinché le richieste probatorie rispondano al requisito di specificità è sufficiente indicare come mezzi di prova i fatti allegati a fondamento delle pretese iniziali, senza necessità di riformularli separatamente come capi di prova.

Processo – Rito Fornero – termine breve per ricorso in cassazione – comunicazione cancelleria – testo integrale provvedimento – necessità: Cass. 13.04.2021 n. 9647

L’art. 1 L. 92/2012 stabilisce, al comma 62, un termine breve per la proposizione del ricorso per cassazione che, però, nulla specifica in merito alla forma della comunicazione, sicché vale, al riguardo, la disciplina dettata dal codice di rito all’art. 45, comma 2, disp. att. c.p.c.

La comunicazione via PEC a cura della cancelleria fa decorrere il termine breve di sessanta giorni per l’impugnazione ove risulti allegato il testo integrale della sentenza ed a tal fine, non è sufficiente il mero avviso del deposito della sentenza, atteso che la parte deve essere posta in grado di conoscere, sin dal momento della comunicazione, le ragioni sulle quali la pronuncia è fondata e di valutarne la correttezza onde predisporne eventualmente l’impugnazione, diversamente, il ricorso per cassazione può essere proposto nel termine previsto dall’art. 327 cod. proc. civ.

Processo – Appello – poteri istruttori del giudice – condizioni: Cass. 30.04.2021 n. 11425

L’esercizio dei poteri istruttori d’ufficio in grado d’appello presuppone la ricorrenza di talune fondamentali circostanze: l’insussistenza di colpevole inerzia della parte interessata; l’opportunità di integrare un quadro probatorio tempestivamente delineato dalle parti; l’indispensabilità dell’iniziativa, volta non a superare gli effetti inerenti ad una tardiva richiesta istruttoria o a supplire ad una carenza probatoria totale sui fatti costitutivi della domanda, ma solo a colmare eventuali lacune delle risultanze di causa.

Processo – nullità – rilevabilità d’ufficio – limiti: Cass. 27.04.2021 n. 11106

Il potere del giudice di rilevare d’ufficio la nullità di un atto giuridico va coordinato con il principio della domanda, fissato negli artt. 99 e 112 cod. proc. civ.. La questione della nullità del termine apposto al contratto di lavoro deve essere formulata nel ricorso introduttivo, per cui la sua tardiva formulazione in corso di giudizio preclude in radice l’esame di qualsivoglia profilo di nullità.

Retribuzione – Superminimo – assorbimento – condizioni: Cass. 14.04.2021 n. 9822

Il cosiddetto superminimo, ossia l’eccedenza retributiva rispetto ai minimi tabellari, individualmente pattuito tra datore di lavoro e lavoratore, è soggetto al principio dell’assorbimento a meno che le parti abbiano convenuto diversamente o la contrattazione collettiva abbia altrimenti disposto, restando a carico del lavoratore l’onere di provare la sussistenza del titolo che autorizza il mantenimento del superminimo, escludendone l’assorbimento.

Si sottrae alla regola dell’assorbimento anche il compenso speciale strettamente collegato a particolari meriti o alla speciale qualità o maggiore onerosità delle mansioni svolte dal dipendente e che sia quindi sorretto da un autonomo titolo.

Ai fini della ricostruzione della volontà negoziale deve essere valutato il comportamento delle parti anche successivo alla conclusione del patto relativo tanto che questa Corte ha confermato, ad esempio, la decisione di merito che aveva desunto la volontà delle parti di considerare il superminimo non assorbibile dal fatto che esso era rimasto inalterato nel tempo, nonostante gli incrementi retributivi intervenuti nel corso del rapporto di lavoro in occasione dei rinnovi contrattuali.

Retribuzione – Superminimo – Pagamento suddiviso in più tranche – Sussistenza – condizioni: Cass. 16.04.2021 n. 10164

La condotta della società che, a seguito dell’aumento della retribuzione previsto in sede collettiva, provveda al pagamento dello stesso in più tranche senza avvalersi in occasione della corresponsione della prima tranche dell’assorbimento con il superminimo è indicativa della volontà concludente del datore di ritenere quest’ultimo non assorbibile anche con riferimento alle successive tranches.

 

Le massime sono il frutto di autonomi studi condotti dal professionista e non esonerano gli utenti dal valutare delle possibili difformi interpretazioni.