Giurisprudenza della Cassazione Lavoro – Maggio 2021 (a cura dell’avv. Filippo Aiello)

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Lavoro Pubblico – licenziamento- scarso rendimento- ipotesi ccnlCass. 04.05.2021 n. 11635

L’addebito disciplinare consistente in un’attività lavorativa insufficientemente svolta, nell’arco di tempo degli ultimi due anni, in termini di produttività e di materiale presenza nei luoghi di lavoro è pienamente riconducibile alla previsione pattizia di cui all’art. 13, comma 7, lett. e) del c.c.n.l. Comparto Sanità 2002-2005 prevedente il licenziamento con preavviso per “continuità, nel biennio, dei comportamenti attestanti il perdurare di una situazione di insufficiente scarso rendimento dovuta a comportamento negligente ovvero per qualsiasi fatto grave che dimostri la piena incapacità ad adempiere adeguatamente agli obblighi di servizio”.

Licenziamento in genere – per giusta causa e per motivo soggettivo – Reintegrazione – tassatività nei CCNL e codici disciplinari – non necessaria: Cass. 27.05.2021 n. 14777

La circostanza che alcune condotte non risultino tipizzate dai contratti collettivi come suscettibili di sanzioni conservative, specie in presenza di formule generali o aperte oppure di norme di chiusura, non può costituire un indice significativo e plausibile della volontà delle parti sociali di escludere tali condotte dal novero di quelle meritevoli delle sanzioni disciplinari più blande, cioè conservative. È irragionevole far ricadere sui lavoratori le lacune e la approssimazione della disciplina contrattuale collettiva.

Licenziamento in genere – aliunde perceptum – onere di allegazione e prova – contenuto: Cass. 31.05.2021 n. 15119

Essendo onere del datore di lavoro provare, anche avvalendosi di prove presuntive, l’aliunde perceptum, il medesimo deve allegare, allo scopo, circostanze di fatto specifiche e fornire indicazioni puntuali, rivelandosi inammissibili richieste probatorie generiche o con finalità meramente esplorative. Ovvero deve fornire chiare indicazioni e circostanze di fatto che non possono avere ad oggetto richieste meramente esplorative, quali “la richiesta di esibizione della dichiarazione dei redditi e delle buste paga o delle fatture o della documentazione contabile del ricorrente da cui risulti l’ammontare del reddito da lavoro autonomo o dipendente percepito per il periodo successivo al licenziamento”; oppure la “richiesta di informazioni, ex art. 213 c.p.c., all’ufficio imposte dirette, alla Direzione Territoriale del Lavoro e all’INPS e ad ogni altra Pubblica Amministrazione, informazioni relative all’attività svolta ed ai redditi percepiti dal ricorrente a partire dalla cessazione del rapporto di lavoro”.

Licenziamento per giusta causa – uso improprio auto aziendale – sussiste: Cass. 04.05.2021 n. 11644.

Sussiste la giusta causa di licenziamento allorquando un lavoratore abbia dissimulato un sinistro avvenuto alla guida di un’auto aziendale, allo scopo di occultare l’uso improprio del suddetto mezzo, dichiarando nella denuncia aziendale che esso era avvenuto, in circostanze differenti quando egli aveva effettivamente necessità del veicolo per ragioni di servizio.

Licenziamento per giusta causa – comportamento con coscienza e volontà – accertamento – necessità: Cass. 12.05.2021 n. 12641

Il giudice del merito, prima ancora di indagare sul grado della colpa o sull’intensità dell’elemento intenzionale, deve accertare se il lavoratore abbia tenuto quel comportamento con coscienza e volontà qualora risultino allegate circostanze di fatto che mettano in discussione la riferibilità soggettiva della condotta all’agente.

(Nella specie la Corte territoriale aveva escluso che il Lavoratore versasse in una condizione di privazione delle facoltà intellettive e volitive e fosse affetto da «shopping compulsivo» nell’utilizzare risorse del datore di lavoro).

Mobbing – intento persecutorio – necessità: Cass. 12.05.2021 n. 12632

L’elemento qualificante la condotta di mobbing non è da ricercarsi nella legittimità o illegittimità dei singoli atti bensì nell’intento persecutorio che li unifica.

Processo – telematico- deposito atto – perfezionamento – seconda pec – sufficienza: Cass. 11.05.2021 n. 12422

La seconda Pec perfeziona il deposito dell’atto al di là di quando il cancelliere apre la busta

È la ricevuta di avvenuta consegna che attesta l’invio ai fini della tempestività, con un effetto anticipato rispetto alla quarta mail certificata che dà conto dell’accettazione dell’ufficio, con cui il file è caricato nel fascicolo.

Retribuzione – ripetizione – solo le somme nette erogate: Cass. 27.05.2021 n. 13186

Qualora le ritenute fiscali non siano state versate direttamente ai lavoratori, il datore di lavoro non può pretenderne la ripetizione da parte dei dipendenti.

 

Le massime sono il frutto di autonomi studi condotti dal professionista e non esonerano gli utenti dal valutare delle possibili difformi interpretazioni.