Giurisprudenza della Cassazione Lavoro – Luglio 2021 (a cura dell’avv. Filippo Aiello e del dr. Giorgio Aiello)

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Decadenza – trasferimento azienda – richiesta prosecuzione col cessionario – inapplicabilità: Cass. 09.07.2021 n. 19589

Non rientra fra le ipotesi soggette a decadenza il caso in cui il lavoratore voglia avvalersi del trasferimento di azienda per ottenere il riconoscimento della prosecuzione del rapporto di lavoro in capo al cessionario. In caso contrario, si avvalorerebbe una interpretazione irragionevolmente estensiva ed avulsa dalla lettera della legge non compatibile con i limiti previsti dalla Costituzione (artt. 2, 111 e 117), dal diritto euro- unitario (art. 47 della Carta di Nizza) e dal diritto convenzionale (artt. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo).

Discriminazioni – convinzioni personali – nozione: Cass. 21.07.2021 n. 20819

Nell’espressione “convinzioni personali” richiamata dagli artt. 1 e 4 del d.lgs. n. 216 del 2003, caratterizzata dall’eterogeneità delle ipotesi di discriminazione ideologica estesa alla sfera dei rapporti sociali, va ricompresa la discriminazione per motivi sindacali

L’espressione “convinzioni personali” deve essere interpretata come formula di chiusura del sistema, nel senso che le opinioni del lavoratore, che possono riguardare temi diversi tra cui anche l’esercizio dei diritti sociali (associazione sindacale, sciopero), anche con una proiezione dinamica e fattuale (adesione ad una associazione sindacale, esercizio del diritto di sciopero), non possono legittimare una condotta discriminatoria, che cioè non consenta al lavoratore di esercitare in situazione di parità i propri diritti

Discriminazioni – di natura collettiva – legittimazione del sindacato – a prescindere dal consenso e in assenza di una vittima – sussiste: Cass. 21.07.2021 n. 20819

Le organizzazioni sindacali sono legittimate ad agire nei casi di discriminazione collettiva qualora non siano individuabili in modo diretto e immediato le persone lese dalla discriminazione. Sussiste tale potere di agire in giudizio per contrastare le discriminazioni collettive sul lavoro a prescindere dal consenso e in assenza di una vittima.

Discriminazioni – onere probatorio – distribuzione: Cass. 15.07.2021 n. 20253

Spetta alla lavoratrice che si ritenga lesa dall’inosservanza nei propri confronti del principio della parità di trattamento dimostrare, dinanzi ad un organo giurisdizionale ovvero dinanzi a qualsiasi altro organo competente, fatti od elementi di prova in base ai quali si possa presumere che ci sia stata discriminazione diretta o indiretta. Sicché, soltanto nel caso in cui la lavoratrice interessata abbia provato tali fatti od elementi di prova si verifica un’inversione dell’onere della prova e spetta alla controparte dimostrare che non vi sia stata violazione del principio di non discriminazione.

Lavoro pubblico – procedimento disciplinare – competenza dell’UPD – criteri: Cass. 14.07.2021 n. 20059

Va annullata la sospensione dal servizio inflitta all’insegnante emessa dal dirigente scolastico qualora non si tratti di infrazioni di minore gravità poiché in tema di sanzioni disciplinari nel pubblico impiego privatizzato, al fine di stabilire la competenza dell’organo deputato a iniziare, svolgere e concludere il procedimento, occorre avere riguardo al massimo della sanzione disciplinare come stabilita in astratto, in relazione alla fattispecie legale, normativa o contrattuale che viene in rilievo, essendo necessario, in base ai principi di legalità e del giusto procedimento, che la competenza sia determinata in modo certo, anteriore al caso concreto e oggettivo, prescindendo dal singolo procedimento disciplinare

Lavoro pubblico – procedimento disciplinare – quiescenza del lavoratore – interesse dell’amministrazione all’esercizio dell’azione disciplinare – permane: Cass. 05.07.2021 n. 18944

Qualora sia stata disposta la sospensione cautelare dal servizio a seguito di procedimento penale, l’interesse all’esercizio dell’azione disciplinare da parte della pubblica amministrazione permane anche nell’ipotesi di sopravvenuto collocamento in quiescenza del dipendente, e ciò non solo per dare certezza agli assetti economici tra le parti ma anche per finalità che trascendono il rapporto di lavoro già cessato, poiché il datore pubblico è pur sempre tenuto a intervenire a salvaguardia di interessi collettivi di rilevanza costituzionale, nei casi in cui vi sia un rischio concreto di lesione della propria immagine; sicché il datore di lavoro ha l’onere di attivare o riprendere l’iniziativa disciplinare al fine di valutare autonomamente l’incidenza dei fatti già sottoposti al giudizio penale e definire il destino della sospensione cautelare, legittimando, in difetto, la pretesa del lavoratore a
recuperare le differenze stipendiali fra l’assegno alimentare percepito e la retribuzione piena che sarebbe spettata in assenza della misura cautelare.

Lavoro pubblico – procedimento disciplinare – competenza dell’UPD – criteri: Cass. 14.07.2021 n. 20059

Va annullata la sospensione dal servizio inflitta all’insegnante emessa dal dirigente scolastico qualora non si tratti di infrazioni di minore gravità poiché in tema di sanzioni disciplinari nel pubblico impiego privatizzato, al fine di stabilire la competenza dell’organo deputato a iniziare, svolgere e concludere il procedimento, occorre avere riguardo al massimo della sanzione disciplinare come stabilita in astratto, in relazione alla fattispecie legale, normativa o contrattuale che viene in rilievo, essendo necessario, in base ai principi di legalità e del giusto procedimento, che la competenza sia determinata in modo certo, anteriore al caso concreto e oggettivo, prescindendo dal singolo procedimento disciplinare

Lavoro subordinato – qualificazione – nomen iuris – esame comportamento posteriore delle parti – essenziale: Cass. 05.07.2021 n. 18943

Il nomen iuris eventualmente assegnato dalle parti al contratto non è vincolante per il giudice ed è comunque sempre superabile in presenza di effettive, univoche, diverse modalità di adempimento della prestazione. Il comportamento delle parti posteriore alla conclusione del contratto è un elemento necessario non solo ai fini della sua interpretazione (ai sensi dell’art. 1362, secondo comma, c.c.), ma
anche ai fini dell’accertamento di una nuova e diversa volontà eventualmente intervenuta nel corso dell’attuazione del rapporto e diretta a modificare singole sue clausole e talora la stessa natura del rapporto lavorativo.

Licenziamento in genere – per giusta causa e per motivo soggettivo – Reintegrazione – interpretazione estensiva delle previsioni dei CCNL e dei codici disciplinari – ammissibile: Cass. 09.07.2021 n. 19585

Al fine di stabilire quale sia la portata applicativa delle ipotesi contemplate dal contratto collettivo per le quali è prevista l’irrogazione di una sanzione conservativa, l’esegesi della norma va condotta attraverso la corretta e completa applicazione dei tradizionali criteri di ermeneutica contrattuale ivi compresi quello dell’interpretazione sistematica e quello della ricerca dell’intenzione comune delle parti contraenti, onde definire il contenuto, anche a mezzo delle clausole di più ampio tenore lessicale, della portata applicativa delle altre, ricorrendo non già ad una interpretazione analogica, ma se del caso estensiva del significato delle parole usate.

L’interprete deve tener presenti le conseguenze normali volute dalle parti stesse con l’elencazione esemplificativa dei casi menzionati e verificare se sia possibile ricomprendere nella previsione contrattuale ipotesi non contemplate nell’esemplificazione, attenendosi, nel compimento di tale operazione ermeneutica, al criterio di ragionevolezza.

Processo – nuovi mezzi di prova della parte ricorrente – decadenza – limiti – mancato utilizzo poteri officiosi – motivazione – necessaria: Cass. 13.07.2021 n. 19948

L’art. 420, comma 5, c.p.c. abilita le parti alla deduzione dei mezzi di prova che non abbiano potuto proporre prima, e tra dette prove ben può ricomprendersi la prova contraria rispetto a quella che la parte resistente abbia dedotto in memoria difensiva per suffragare i fatti allegati con tale atto.
Nel rito del lavoro, il giudice, in presenza della richiesta dell’ammissione di una prova, è tenuto a motivarne la mancata ammissione, a nulla rilevando l’ipotetica inammissibilità della stessa per l’intempestività della relativa richiesta, dal momento che, ove pure si sia prodotta una preclusione, egli, a fronte dell’iniziativa della parte che insista per l’esperimento della prova, è tenuto a dar conto del mancato esercizio del potere-dovere di fare uso dei poteri officiosi di cui all’art. 421 c.p.c..

Processo – opposizione a decreto ingiuntivo – controdomanda dell’opposto – ammissibilità – limiti: Cass. 23.07.2021 n. 21232

Nel giudizio di opposizione, l’opposto non può avanzare domande diverse da quelle fatte valere con il ricorso monitorio tranne quando si venga a trovare a sua volta nella posizione processuale di convenuto per effetto della riconvenzionale dell’opponente. In tal caso è la necessità di garantire il diritto di difesa che consente all’opposto di svolgere un’adeguata controdomanda, la reconventio reconventionis, in modo che le posizioni delle parti diventino speculari.

Trasferimento del lavoratore – ragioni – inevitabilità – non richiesta: Cass. 06.07.2021 n. 19143

Il controllo giudiziale delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive legittimanti il trasferimento del lavoratore resta circoscritto all’accertamento del nesso di causalità , tra il provvedimento di trasferimento e le ragioni poste a fondamento della scelta imprenditoriale, senza che sia sindacabile il merito di tale scelta al fine di valutarne l’idoneità o inevitabilità.

Trasferimento del lavoratore – possibili soluzioni paritarie – adozione di quella meno gravosa per il lavoratore – necessità: Cass. 06.07.2021 n. 19143

Il datore di lavoro, in applicazione dei principi generali di correttezza e buona fede (art. 1375 cod. civ.), qualora possa far fronte a dette ragioni avvalendosi di differenti soluzioni organizzative, per lui paritarie, è tenuto a preferire quella meno gravosa per il dipendente, soprattutto nel caso in cui questi deduca e dimostri la sussistenza di serie ragioni familiari ostative al trasferimento.

Trasferimento del lavoratore – onere di forma – onere indicazione dei motivi contestuale o su richiesta – insussistenza: Cass. 06.07.2021 n. 19143

Il provvedimento di trasferimento non è soggetto ad alcun onere di forma e non deve necessariamente contenere l’indicazione dei motivi, nè il datore di lavoro ha l’obbligo di rispondere al lavoratore che li richieda salvo che sia contestata la legittimità del trasferimento, avendo in tal caso il datore di lavoro l’onere di allegare e provare in giudizio le fondate ragioni che lo hanno determinato e non potendo limitarsi a negare la sussistenza dei motivi di illegittimità oggetto di allegazione e richiesta probatoria della controparte.

Trasferimento di azienda – ramo di essa – autonomia e preesistenza – nozione: Cass. 12.07.2021 n.19841 

Nel trasferimento di ramo d’azienda previsto dall’art. 2112 c.c., rappresenta elemento costitutivo della cessione l’autonomia funzionale del ramo ceduto, ovvero la capacità di questo, già al momento dello scorporo dal complesso cedente, di provvedere ad uno scopo produttivo con i propri mezzi funzionali ed organizzativi e quindi di svolgere – autonomamente dal cedente e senza integrazioni di rilievo da parte del cessionario – il servizio o la funzione cui risultava finalizzato nell’ambito dell’impresa cedente al momento della cessione.

Riguardo al requisito della preesistenza, il ramo ceduto deve avere la capacità di svolgere autonomamente dal cedente e senza integrazioni di rilievo da parte del cessionario il servizio o la funzione cui esso risultava finalizzato già nell’ambito dell’impresa cedente anteriormente alla cessione perché l’indagine non deve basarsi sull’organizzazione assunta dal cessionario successivamente alla cessione, eventualmente grazie alle integrazioni determinate da coevi o successivi contratti di appalto, ma all’organizzazione consentita già dalla frazione del preesistente complesso produttivo costituita dal ramo ceduto. La conservazione dell’identità dell’entità ceduta di matrice comunitaria postula che possa conservarsi solo qualcosa che già esista

 

Le massime sono il frutto di autonomi studi condotti dal professionista e non esonerano gli utenti dal valutare delle possibili difformi interpretazioni.